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LA

BATTAGLIA DI BENEVENTO

Storia del secolo XIII

SCRITTA
DA F.-D. GUERRAZZI.

Edizione nuovamente rivista e corretta dall'Autore

                ……. Io son Manfredi
                Nepote di Gostanza imperatrice

DANTE

FIRENZE

FELICE LE MONNIER

1852

L'Editore intende valersi dei diritti accordati dalle Leggi sulla Proprietà letteraria.

Non avrei tanto tardato a dar luogo nella Biblioteca nazionale aquesta opera di F.-D. Guerrazzi, s'egli avesse avuto prima d'oggifacoltà di cedermene il diritto. L'indugio però fu largamentecompensato dalle cure poste ora dall'Autore intorno a questa Operadella sua giovinezza, che nell'angustie del carcere (com'egli stessodicevami) rilesse con inesprimibile amore, volgendo omai iltrentanovesimo mese della sua prigionia.

F. LE MONNIER.

Giugno 1852.

AL BENEVOLO LETTORE.

Quando Omobuono Martini milanese riprodusse co' suoi tipi laBattaglia di Benevento, a me piacque preporle un Discorso intornoalle ragioni della Letteratura moderna in Italia, e il Libro e ilDiscorso dedicai alla egregia donna Signora Angelica Bartolomei nataPalli. Comparendo adesso questa opera nuovamente alla luce per lestampe di Felice Le Monnier senza Discorso e senza Dedica, parmi cosadicevole manifestarne la causa, onde uom non creda, che persopraggiunto pentimento io gli abbia voluti omettere. Per certo, comela fama della illustre donna per la mia Dedica non aumentò, cosìnemmeno, per sopprimerla ch'io mi facessi, punto diminuirebbe:tuttavolta, tôrre quello che una volta si diè, e sia pure poveracosa, non sembra onesto; ed a me poi recherebbe gravezza grandissima,ove altri pensasse alterata verso Lei la mente, che un dì mipersuase a renderle, giusta le forze mie, quel tributo di onore. Anzi,poichè per questa guisa mi viene schiusa la via di favellare delleDediche preposte alle altre opere mie, mi par bene valermi del destroper tenere proposito di tutte con brevissime parole.

A Niccolò Puccini io dedicava la Veronica Cybo in pegno di anticaamicizia, ed ebbi sempre in pensiero intitolare al suo nome opera dimaggiore momento, ch'Egli lo meritava pur troppo; ma mi mancò iltempo, e forse me ne sarebbe mancato anche lo ingegno. Di questo miodifetto mi consola ampiamente conoscere come Egli abbia saputo, troppomeglio che non saprebbero fare opere d'inchiostro, raccomandare lapropria fama ai posteri, dando, se non unico, radissimo esempio delmodo col quale hassi ad amare il Popolo di vero amore: avvegnadiochèdi due cose abbisogni principalmente il Popolo, di esempii buoni, ed'insegnamento, che di parole ormai che cosa farsi non sa, tante nefurono sprecate, quasi tutte invano; talune poi, peggio che invano. Diquesta verità udii sovente porgere testimonianza allo stessoPuccini, il quale con quel suo vispo linguaggio soleva dire, che ifatti erano maschi, e le parole femmine. Intitolando a lui il mioLibro, io volli pertanto rendere omaggio al savio cultore dellacarità verso il prossimo, ed allo amatore della Patria zelantissimo;ond

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